UNA STORIA CHE “PRENDE”
Autore: Anna Valente. Editore: Atile Edizioni. Edizione: Luglio 2025. Pagine: 182. Genere: Narrativa
“Volevo le scarpe con i lacci… ma non riuscivo ad allacciarle. Né da bambina, né da grande. Poi ho capito: non era goffaggine. Era un messaggio.”
“Agápē: Volevo le scarpe con i lacci” è uno di quei libri che ho avuto sotto gli occhi fin da quando l’ho visto nei vari gruppi di lettura/condivisione su Facebook che frequento come autore. La copertina è intrigante, il titolo anche, ma dalla quarta di copertina capivo che questa opera di Anna Valente non era proprio nella mia comfort zone di lettore quindi ho aspettato il momento giusto per leggerla.
Agapé “prende”. Racconta una situazione diversa, probabilmente veritiera, per nulla leggera come mi hanno abituato molti degli esordienti letti in questi due anni. Agápē svela la vita di Giuliana, una persona che ha ricevuto il “dono” di sentire le voci dei defunti che si son lasciati dietro qualcosa di incompiuto.
Giuliana apprende presto di essere diversa, e proprio quelle scarpe con i lacci che non riesce a padroneggiare evidenziano un disallineamento con la normalità del mondo, ma allo stesso tempo quei nodi che cedono e la fanno cadere, salvandola da avversi accadimenti, diventano per lei un forte stimolo di accettarsi com’è, a perseverare anche quando la isolano perché il suo “dono” mette a disagio gli altri.
Potrebbe fregarsene, visto che impara a fare tacere le voci quando tutto le diventa insopportabile, eppure Giuliana non vede altra strada che quella di dare un senso a ciò che è vivo e reale in lei, che cercare la normalità, le gioie e dolori della famiglia e delle amicizie, esattamente come se non avesse queste premonizioni.
Giuliana rincorrerà continuamente la normalità insieme all’accettazione di sé stessa, ma non trova mai davvero pace.
È una lunga strada fatta di tanti inciampi, molto disagiata, come quando la madre la costringerà a smettere di studiare a causa delle notti insonni e i forti mal di testa che questo le causa, studi che riprenderà con soddisfazione solo in età già adulta, come autoaffermazione e con grande soddisfazione.
Nelle difficoltà, la ragazza diventa donna, si innamora, si sposa, cresce i suoi figli e diventa nonna, riesce quindi a ottenere ciò che vuole, nonostante tutto.
Anna Valente costruisce l’intera parabola esistenziale di Giuliana attorno a questa ricerca di equilibrio: amare ed essere amata non nonostante la sua sensibilità, ma dentro di essa, e così ce la rende profondamente umana nonostante il “dono” della preveggenza.
Come contenuti, stile di scrittura, costruzione della storia, Agápē avrebbe meritato il massimo dei voti.
L’uso delle parti corsivate, che inseriscono nella narrazione i pensieri in prima persona della protagonista, all’inizio usate correttamente, diventano poi anche altro, da altre fonti, un miscuglio che confonde il lettore, insieme al fatto che talvolta Agapè narra situazioni profondamente cambiate rispetto a quanto letto solo poche righe prima.
Ecco, questo non pensare che il lettore non è nella testa dell’autrice, che non capisce, non può capire, parte delle cose che legge, è a mio avviso una lacuna di Agápē.
Ciò nonostante, mi è piaciuta la storia di Giuliana, una persona speciale, e ne consiglio la lettura.

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