UN BEL ROMANZO CHE SPIEGA BENE ISRAELE/PALESTINA
Autore: Franco Scaglia. Editore: Piemme. Anno: Gennaio 2002. Pagine: 272. Genere: Narrativa, Thriller
“Se una persona non è disposta ad affrontare qualche rischio per le sue opinioni, o le sue opinioni non valgono niente, o non vale niente quella persona.”
“Il custode dell’acqua”, vincitore del Campiello 2002, è un libro che ho ricevuto in regalo. Mi ha subito “preso” perché ambientato a Gerusalemme e dintorni a inizio 2000. L’autore descrive molto bene luoghi e fatti – ovviamente tragici – che ruotano attorno alla Via Dolorosa ((quella del Calvario di Gesù), al Santo Sepolcro, a Cafarnao, al Giordano…
L’autore disegna immagini forti e poetiche di questa terra martoriata, accanto a crude vivisezioni dell’anima ebrea, delle motivazioni, affatto scontate, che diedero alla luce lo stato di Israele, che poi hanno causato la guerra del ’68, e dell’assoluta Verità che anima tutt’oggi gli ebrei, e che li condanna ad una vita senza vita (e senza amore), totalmente prigionieri della diaspora e dell’olocausto.
Sull’altro fronte, Franco Scaglia descrive altrettanto bene i palestinesi, che odiano gli usurpatori dei territori nei quali vivono ormai da 2000 anni, e la loro condizione totalmente sottomessa allo stato ebraico, ma che nonostante tutto sembrano vivere appieno le loro vite.
Il libro, molto documentato, disegna un quadro credibile dell’organizzazione sociale e dello stile di vita in quei territori mentre dipana una storia, per certi versi paradossale, il cui unico fine era ed è, credo, dare una interpretazione informata di quanto sta – purtroppo – accadendo (anche oggi) tra israeliani e palestinesi, e del percome e del perché questa diatriba (è un eufemismo) sia destinata a non avere nessuna fine.
La trama. Sullo sfondo di Gerusalemme e di un difficile dialogo tra israeliani e palestinesi, Padre Matteo, notissimo archeologo francescano (che ricalca la figura realmente esistita di padre Piccirillo, frate e archeologo che molto ha fatto per la cultura e la comprensione delle terre tormentate d’Israele e Palestina), viene coinvolto dal Custode di Terra Santa (il suo padre superiore) affinché vigili sulla riuscita di un progetto di Pace sotto l’egida delle varie religioni.
Ma la vicenda è davvero complessa perché vede coinvolti i servizi segreti israeliani, un ricchissimo uomo d’affari, “Lo Sceicco”, e un gruppo di giovani idealisti, tra cui una coppia mista arabo-israeliana che vuole convolare a nozze contro ogni convezione, e un soldato isareliano disertore per amore.
Ne consegue un complicato gioco delle parti di misteri, idee e fatti personali inestricabilmente legati alle tre grandi religioni monoteiste coinvolte.
È lungo e disseminato di morti il cammino di Matteo, ma la sua bontà, la sua comprensione dei fatti umani, il suo equilibrio nei rapporti con i Cugini del muro (gli ebrei) e con gli Amici della Roccia (i palestinesi) lo rendono vicino al lettore, specie in questi giorni in cui questi popoli sono al centro di ogni cronaca.
I fatti che ascoltiamo ogni giorno sono di aiuto per superare alcune discrepanze narrative e non perdersi – come il protagonista – continuamente trascinato (travolto?) dagli accadimenti. È una storia complicata da afferrare appieno anche a causa di episodi intrecciati al passato dei protagonisti, che si conosceranno appieno solo molto più avanti nel racconto.
Consiglio quindi di leggerlo in fretta.
Ciò nonostante, questo thriller religioso alla maniera de “Il Nome della Rosa”, con intrecci, indizi e colpi di scena, con l’arcano che si rivelerà solo alla fine, mi è piaciuto molto perché, personalmente e speranzosamente, ci ho visto una interpretazione affatto banale di una idea della volontà di pace in Terra Santa.

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