Il valore affettivo, di Nicoletta Verna

Il valore affettivo, di Nicoletta Verna

UNA STORIA PSICOLOGICA OSCURA

Autore: Nicoletta Verna. Editore: Einaudi. Edizione: Marzo 2021. Pagine: 290. Genere: Narrativa, Psicologia

Mi aveva molto colpito il suo ultimo libro, “I giorni di Vetro”, così ho voluto leggere il suo romanzo d’esordio. Alcune informazioni (di carattere pubblico) avevano nel frattempo un po’ smitizzato questa autrice, romagnola come me.

Tra le altre cose, Nicoletta Verna è una “addetta ai lavori” del mondo editoriale e “Il valore affettivo” ha ottenuto una menzione speciale della giuria del Premio Calvino 2020, che è l’arena top per gli autori esordienti.

Nel romanzo, l’autrice ci porta dentro la mente di Bianca, una figura algida e solo in apparenza moralmente ineccepibile e solida. Bianca ha solo sette anni quando un incidente (la “disgrazia”) le strappa la sorella non ancora quattordicenne, ma già bella, radiosa, empatica, comunicativa e piena di vita.

Bianca sarà via via ossessionata da un senso di colpa nato sull’incrocio di diversi improbabili eventi, che ne avvelenerà l’esistenza interiore, a partire dalla mancata elaborazione del lutto da parte in tutta la sua famiglia.

Al tempo del racconto, Bianca è già adulta e sta con Carlo, cardiochirurgo di fama internazionale. Lei sembra venerarlo, in realtà nella sua mente lui è solo l’uomo bellissimo, bravissimo, intelligentissimo e di successo con cui procreare una sorella uguale a quella che ha perso troppo presto, ovvero solo un banale strumento nei suoi piani.

Liliana, migliore amica della sorella, sia con Bianca che con l’ex filarino – ora suo marito – della sorella defunta, usa ad arte la sua disabilità, facendone un bancomat con cui riscuotere continuamente attenzioni e favori.

A fine romanzo, con la crisi piena della protagonista, il suo frantumarsi insieme al compagno Carlo (ovviamente anche lui bravo e “perfetto” solo in apparenza) in mille pezzi, ogni particolare della storia trova perfettamente il suo posto, e il lettore si spiega finalmente tutto il senso del suo evolversi.

Decisamente a Nicoletta Verna piace scrivere storie di persone scarognate o disgraziate, estrapolare comportamenti psicologici compulsivi e disturbi psicotici notevoli per costruire storie sicuramente originali. Pur leggendola di nuovo volentieri, questa storia mi ha trasmesso continuamente ansia, claustrofobia, e anche l’immaginarla come è nata, proseguita e approfondita mi ha lasciato un bel po’ di domande.

Come nel suo ultimo lavoro “I giorni di Vetro” già letto, la Verna si è ripetuta in pagine violente, che a me ha infastidito molto leggere, tanto da concludere che l’autrice e la storia respingono volutamente il lettore, perché tali sono tutti i personaggi che la abitano e ciò che fanno.

Al di là di questa scelta, che pare pagare visto il seguito sempre più grande, un altro appunto all’autrice lo vorrei fare. Ho trovato diverse inesattezze narrative (una su tutte: la protagonista, che è proprio tosta, si confessa con lo psicologo così, all’improvviso, alla seconda seduta, dopo essere stata incapace di farlo per decenni con i suoi affetti e le amicizie più care).

Quando si narra il vero, o il verosimile, non ci si dovrebbe prendere simili libertà con chi legge.

Consiglio “Il valore affettivo” solo agli amanti del genere psicologico molto controverso.

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