UN GRANDE LIBRO
“Prima dell’invenzione dei retroquadranti, quando era diffuso il quadrante di Giacobbe, non c’era un vecchio capitano di nave su venti che non fosse guercio a forza di osservare il sole per seguire la sua rotta”. cit.
Autore: Dava Sobel. Editore: Rizzoli. Ultima Edizione: Gennaio 2017. Pagine: 181. Genere: Saggi, Invenzioni
Fino a fine ‘700 il “problema della longitudine” fu una delle questioni più sentite e discusse al mondo. Erano i decenni delle grandi esplorazioni e delle prime – lucrosisime – rotte commerciali verso le nuove e vecchie terre scoperte. Incapaci di misurare la loro posizione, facilmente i capitani smarrivano le loro navi nell’immensità degli Oceani, con uomini, merci, tesori.
Calcolare la latitudine – la distanza di una nave dall’equatore – era un gioco da ragazzi: bastava misurare col sestante l’altezza di un astro rispetto all’orizzonte e confrontare il dato con apposite tavole numeriche.
Altra storia la longitudine: la distanza di un punto a est o a ovest del meridiano di riferimento, quello di Greenwich. Allora, nelle lunghe rotte si navigava raggiungendo una certa latitudine e rimanendovi al fine di arrivare esattamente dove si desiderava. Era una forma di navigazione poco efficace, anche empirica, perché bastavano un po’ di condizioni meteo avverse, o un problema alla nave, a fare perdere completamente l’orientamento.
L’ennesimo disastro subito dalla Royal Navy convinse il Parlamento inglese a offrire una ricompensa spropositata a chi avesse scoperto come determinare la longitudine di una nave in qualsiasi Oceano. Il problema era, apparentemente, insolubile: astronomi del calibro di Galileo, Cassini, Huygens, Newton e Halley avevano a lungo cercato una soluzione basandosi sulla Luna e le stelle. Risolve il problema della longitudine sembrava impossibile.
Trovò la soluzione un orologiaio inglese, John Harrison, che ebbe il coraggio di sfidare la comunità scientifica con il suo “cronometro marino” in grado di segnare senza fallo l’ora esatta di Londra anche dopo molto tempo in mare, un dispositivo abbastanza piccolo da essere portato su una nave e robusto abbastanza da rimanere preciso in condizioni meteo severe.
Sembra una stupidaggine, ma il cambio di prospettiva di questo umile “meccanico” fu tanto semplice quanto rivoluzionario.
In questo libro, Dava Sobel ripercorre la storia avventurosa e tormentata dei quarant’anni di sforzi che furono necessari a John Harrison non solo per costruire e perfezionare il suo cronometro, ma per persuadere la comunità scientifica dell’efficacia del suo – semplice – ragionamento, ovvero che un banale confronto tra l’ora del suo cronometro impostato sull’ora di Greenwich con l’ora locale forniva la longitudine esatta della nave, e tutto questo indipendentemente dalle condizioni di mare e di tempo.
John Harrison alla fine ottenne solo un riconoscimento parziale e parte del premio, ma la sua fama in mare fu perpetua e ancora oggi i suoi cronometri marini possono essere ammirati presso l’Osservatorio di Greenwich.
La lettura di “Longitudine” è molto coinvolgente e piacerà molto anche a chi non sa nulla di navigazione, longitudine o latitudine.

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