Diario di un disertore, di Bruno Misefari

Diario di un disertore, di Bruno Misefari

UN FORTE APPELLO CONTRO OGNI GUERRA

Autore: Bruno Misefari. Editore: Passerino. Ultima edizione: Luglio 2014. Pagine: 151. Genere: Diario, Storico

In chiesa, nella scuola, nella famiglia, nel foro, dappertutto si è ripetuto che uccidere, incendiare, distruggere, rapinare è delittuoso; dovunque si sono eretti patiboli, galere e codici di moralità contro i delinquenti. Ora, ecco che a noi si ordina di uccidere. Ed ecco, io che rimango fedele alle loro predicazioni, ai loro codici, alle loro leggi, sono considerato un «delinquente».” Tratto da “Diario di un disertore”

Sono tempi difficili questi, con forti contrasti – ormai totalmente ideologizzati – che si traducono in brutte pagine quotidiane di cronaca, politica estera e interna. Dovrebbe essere scontato che, a partire dalle “guerre” Russia/Ucraina e Israele/Palestina, c’è solo una parte giusta e una sbagliata, e che tutti i toni grigi di una qualsiasi discussione andrebbero sempre lasciati in secon analisi .

E la parte “giusta” si traduce in tolleranza e accoglienza verso chi non la pensa uguale.

Quella “sbagliata” è quella della violenza e prevaricazione.

Fatta questa doverosa premessa, “Diario di un disertore” è una narrazione, in gran parte autobiografica, di diserzione, di orrore, di sconcerto per la guerra, dell’ipocrisia di governanti e mercanti che mandano a morire la povera gente solo per arricchirsi. Perché vi sia assolutamente chiaro: nel 1914 come oggi, le guerre hanno un solo motore, i soldi!

Il protagonista è un giovane coscritto alla leva obbligatoria in occasione della Grande Guerra ‘15/’18. Bruno Misefari inizia e porta avanti questo diario con pensieri scritti ogni momento utile su foglietti sparsi che preserverà indossandoli (alla fine per tre lunghi anni) ben sistemati all’interno di una pancera.

Il protagonista racconta l’arruolamento e l’addestramento militare, la decisione di disertare, la fuga nella Svizzera “neutrale” (che equidistante non è) il carcere durissimo che vi subisce fino all’espulsione, l’arrivo al fronte, ma disarmato, a correre il pericolo di morire insieme a tutti gli altri, giovani come lui, impauriti come lui, a farsi le stesse domande come lui.

Poi viene l’armistizio ma in quella terra di nessuno non si sa nulla. Il nostro protagonista comincia quindi, con cautela, a cercare un contatto col “nemico”, ne guadagna la fiducia giorno dopo giorno, finché non gli dice che “domani, uscirò dalla trincea perché voglio incontrarti e abbracciarti, perché noi siamo simili e vogliamo e possiamo essere amici.”

Non spoilero lo sconvolgente finale.

Queste pagine raccontano cosa può succedere ad uno qualsiasi di noi quando decide che uccidere, offendere, recare danni al prossimo è contro la propria morale e filosofia.

“Diario di un disertore” è inoltre quanto mai attuale e illuminante per come sviscera le dinamiche tra potere e popolo, segno che a oltre 100 anni dalla sua scrittura e ad appena 60 dal devastante (per l’Europa) secondo conflitto mondiale, la Storia torna a ripetersi uguale.

Oggi come allora, gli Stati sono tiranni verso i propri popoli, usano il termine Patria per spingere a morire chi ha sempre vessato e ignorato.

Un libro di cui consiglio caldamente la lettura.

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