UNA GRANDE STORIA
Autore: Giuseppe Saglimbeni. Editore: Edizioni Claradea. Edizione: Aprile 2026. Pagine: 258. Genere: Narrativa, Romanzi
“Ci sono storie che non si limitano a essere raccontate ma chiedono di essere attraversate. Questa è una di quelle.” cit.
“Il notaro” è un romanzo di rinascita da disperazioni profonde e anche di buoni sentimenti, una lunga parabola che insegna l’accoglienza, che dalle fragilità umane può nascere una vera forza.
Giuseppe Saglimbeni narra due storie sfortunate fino ad unirle. Belle entrambe, ognuna a modo suo. Mirabile il personaggio di Girolamo Battiato, il notaro, che non perde mai la bussola. Commovente la storia di Cosima, che riesce a sfuggire al triste destino di orfana solo per essere precipitata in una vita ancora più nera. Il mondo pare accanirsi contro di lei.
L’occasione del loro incontro lo offre un incarico che il notaro assume nel paese dove Cosima vive. Vedova con due figli piccoli, si presenta a lui – che non conosce chiacciere né persone – in cerca di lavoro, sospinta dalla miseria più nera, dal bisogno di assicurare il pane alla sua famiglia, perché per colpe d’altri più nessuno l’aiuta.
Dopo l’incontro con Cosima, Girolamo decide – certamente non a cuor leggero perché è persona retta e giusta – di obbedire alla voce nata nel suo intimo secondo cui moltiplicando due numeri negativi, il risultato diventa positivo. E i numeri negativi sono lui, lasciato sfigurato da una bomba mentre combatteva per Garibaldi, e Cosima Pregadio, orfana, vedova e madre di due figli maschi, senza più casa e ormai ridotti alla fame.
Il notaro le lascia un mese di tempo per accettare la sua proposta di matrimonio.
Il legame nato dal primo incontro tra Girolamo e Cosima, due personaggi che restano impressi per autenticità e forza emotiva, è una minuscola scintilla che pare non sopravvivere alle mille vicissitudini di quei trenta, lunghissimi, giorni.
Girolamo deve infatti occuparsi della spartizione dei latifondi di due grandi feudi di nobili decaduti, ora appannaggio della malavita, districandosi tra notabili, uomini di potere, uomini di malaffare e pericoli.
Cosima pare invece annegare tra il dovere verso la famiglia e il rifiuto della proposta del notaro che l’anima le suggerisce dal profondo.
Sarà la vita stessa a darle le risposte nel posto e nei modi più impensati.
Questo libro mi è piaciuto molto, tant’è che nella mia testa continuano a girare le parole e i modi di dire siciliani di cui l’autore ha “abusato”. Una scelta felice perché con quelle parole si familiarizza presto e rendono la storia più vera e viva, trasportando il lettore in QUEL luogo, in QUEL tempo, in QUELLA atmosfera.
Anche la prosa, semplice e schietta, scorrevole, “parlata” oserei dire, non ha pecche.
Mi sono piaciute l’ambientazione, il notaro così innamorato della vista del mare, così attratto dalle sfide dettate dal suo senso del dovere e della giustizia, la sua capacità di mettersi in discussione, la fase storica, dallo sbarco dei Mille a Marsala fino ai primi tentativi di riforme agrarie del latifondo in Sicilia e – attraverso la storia di Cosima – la mentalità, i valori e le contraddizioni di quelle terre a metà Ottocento.
Giuseppe Saglimbeni ha creato personaggi con i quali è facile immedesimarsi perché sono tutti reali e credibili: non eroi, ma esseri umani che sbagliano, dubitano, soffrono e trovano comunque la forza di andare avanti.
Una capacità non da poco.
Non ho ancora usato queste parole in questo blog, ma “Il notaro” vale 5 stelle con lode perché è un vero capolavoro!

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