La levatrice, di Bibbiana Cau

La levatrice, di Bibbiana Cau

ASSOLUTAMENTE CONSIGLIATO

Autore: Bibbiana Cau. Editore: Nord. Edizione: Maggio 2025. Pagine: 406. Genere: Narrativa Storica

«Mia madre mi ha insegnato che quando c’è bisogno tocca fare il bene senza guardare come o a chi. E la mano che aiuta è sempre più utile delle labbra che pregano e ancor più della bocca che parla e basta.»

Definita in “quarta” una esordiente assoluta, Bibbiana Cau è l’autrice di questo intenso libro di narrativa che ho appena finito di leggere. Ne “La levatrice” le figure principali sono tratteggiate molto bene grazie a un bello stile e a studi approfonditi, precisi, puntuali.

Lo stesso vernacolo usato dai personaggi è affascinante.

Bibbiana Cau racconta così in modo vivido e autentico l’Italia rurale di inizio ‘900, precisamente negli anni finali della Grande Guerra. L’ambientazione è nella Sardegna dell’entroterra di Bosa, costa ovest.

Gli uomini più giovani e forti sono tutti al fronte. Quel conflitto resta sullo sfondo, ma è onnipresente, sentito da tutti perché tutti ne sono toccati. Mallena, la protagonista, una levatrice empirica che esercita un sapere appreso dalla madre, porta avanti l’esperienza di generazioni di levatrici, conosce le proprietà delle erbe.

Sempre disponibile, è dalle sue mani che passa il miracolo della vita.

Col marito al fronte e due figli da crescere, chiede ripetutamente al suo sindaco un riconoscimento salariale del lavoro, indispensabile, perché viene “pagata” con quel poco che le famiglie povere che aiuta hanno da offrire. A maggior ragione insisterà quando Jubanne, suo marito, ritorna improvvisamente a casa, menomato e bisognoso di cure che non può permettersi.

Oltre a Mallena, c’è tzia Nonnora, una specie di santona che conosce le erbe, le parole magiche e le preghiere per risolvere ogni problema. C’è la moglie dell’avvocato Solaris, che si batte per Mallena, affinché venga remumerata per il suo lavoro. C’è l’ostetrica diplomata, “nemesi” della protagonista in quanto assunta dal Comune, pure lei un bel tipo di donna che combatte gli stereotipi dell’epoca. Ci sono le partorienti più e meno fortunate, ma tutte povere, come le loro madri, le loro nonne…

Le loro vicende sono talvolta terribili (incesto familiare), altre penose (la stessa protagonista Mallena ha subito violenza dall’uomo cui era stata promessa in sposa, e ne era poi fuggita, affrontando – ragazzina – ogni incognita conseguenza), ma queste donne non si arrendono e lottano spesso insieme per far valere i propri diritti contro i pochi uomini rimasti a casa, retrogradi e poco inclini alla libertà ed emancipazione femminile, che per di più non riescono mai a fare fare quadrare le cose, anzi le fanno peggiorare, a partire dal parroco per finire con sindaco, dottore, prefetto e compagnia bella.

Le donne sono protagoniste assolute del romanzo, e offrono un messaggio sorprendentemente attuale sul loro ruolo e sulla forza della loro comunità.

Mi è piaciuta molto la sapiente mescolanza di Bibbiana Cau tra documentazione e narrativa, tra personaggi tratteggiati in maniera molto cruda e reale e l’illustrare come si viveva in quegli anni. Unico appunto, una trama non sempre perfetta nei suoi intrecci, con cambi di scena talvolta repentini accanto e momenti di stagnazione a causa delle ripetizioni degli atteggiamenti e delle parole della protagonista, Mallena, soprattutto nel finale del romanzo, che hanno allungato una lettura già impegnativa di suo.

Ma l’intensità dei personaggi fa dimenticare questi difetti, e la storia resta molto interessante e intensa fino alla fine.

Assolutamente consigliato

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