Spiaggia di Rimini. Dall’uno al Laguna Blu

Spiaggia di Rimini. Dall'uno al Laguna Blu

Articolo un po’ datato (2004) ma attualissimo sulle particolarità della spiaggia di Rimini, Italia.

All’età di 36 primavere può sembrare difficile che possa capitare una di quelle cose che vanno sotto la categoria delle “prime volte”, non certo a me che perdo la testa davanti a qualsiasi novità. Questa che vado a raccontare è una “prima volta” davvero particolare. Se state pensando a donne, salti nel vuoto o immersioni nel buio della notte vi state sbagliando di parecchio. Già fatto, grazie.

È invece capitato che un amico carissimo mi ha telefonato e ha concluso la telefonata con il solito: “Passa a trovarmi alla spiaggia di Rimini uno di questi giorni.” Deve essere da quattro anni, da quando lo conosco, che Andrea ripete regolarmente l’invito ogni volta che ci sentiamo o incontriamo, mediamente un paio di volte al mese, ma quanto ad esaudirlo, che pure mi farebbe un immenso piacere, pensavo che avrei fatto prima a partire per gli Antipodi. Pensavo. Invece… ma andiamo con ordine.

Vivo a meno di 30 chilometri da quel mondo che ogni giovane uomo o donna dell’intero pianeta, o quasi, sogna di poter visitare almeno una volta finché è, appunto, giovane eppure non ho mai calpestato di giorno quella grande fetta di sabbia dorata che nelle milioni di cartoline inviate ad ogni stagione compare punteggiata di innumerevoli formichine umane, di colori violenti e cement’armate e moderne strutture turistiche. Conosco a menadito i locali, gli anfratti notturni dove tirare l’alba, ma quanto alla spiaggia di Rimini… È che non riesco proprio a immaginarmi di perdermi anche solo 15 minuti di beach volley, naturalmente quando posso, nella più vicina Cesenatico.

Dire che è stata una esperienza diversa da quella che mi aspettavo è poco, ma concederò a voi l’ardua sentenza, e per “voi” intendo coloro che hanno battuto la spiaggia di Rimini molto più di me. Anzitutto il mare è diverso: a causa della continua erosione, sono sempre meno le spiagge romagnole da cui si può godere una vista pulita e senza scogliere del mare aperto, nonché udire l’infrangersi libero delle onde sulla spiaggia, respirare il conseguente e benefico iodio che si dissolve nella salsa frizzante. A Rimini non ci sono scogliere, né piattaforme di alcun tipo, vicine e nemmeno lontane, e questo già invita a librarsi nell’aria oppure a correre libero.

Non cito il tuffarsi per un semplice motivo: il mare è affollato di motoscafi, motonavi, acquascooter, acquascontro (si proprio come quegli affari con cui nei Luna Park si va continuamente l’uno contro l’altro, spesso lasciandoci le costole o qualche dentino). È strano, ma non si vede nemmeno una barca a vela neanche a pagarla a peso d’oro, e sì che avevo appena visto nel porto turistico, prima di scendere in spiaggia a bagno Uno, cabinati a vela tra i più belli della mia breve carriera di intenditore.

Forse è solo una coincidenza, ma è evidente anche agli occhi di un qualsiasi profano che la spiaggia di Rimini si adatta meglio all’ozio completo, a quella Dolce Vita secondo cui la barca a vela sta bene languidamente ormeggiata in porto, o la massimo portata fuori la notte di S. Lorenzo a vedere le stelle cadenti, naturalmente a motore, e non fatta andare a poggiate e lascate nel vento, lasciando la pelle dei palmi delle mani su cime e drizze.  

La mia prima impressione è subito suffragata da campi da beach-volley e racchettoni, numerosi ma mestamente deserti. Per vedere svolgersi una qualche attività fisica sulla spiaggia di Rimini, devo aspettare di raggiungere l’attrezzatissima palestra del bagno numero 26.

La spiaggia di Rimini ad agosto è piena di giovani uomini e donne. Nei bagni fino al 25-30 è elevato il livello di torpore letargico, proporzionale all’incidenza di “locali” rispetto ai “forestieri”. Li si nota subito, i riminesi, chissà perché. Forse perché generalmente più belli, più tirati e più eleganti persino col semplice costume da bagno? O è a causa dello sguardo sempre lievemente annoiato e sfuggente (quando questo non è nascosto da lenti scurissime, usate solo per fingere di essere svegli e attenti e non certo per proteggere gli occhi dagli raggi UV.A.)?

Generalmente, il riminese ha una pessima opinione dei suoi concittadini/e, ma si vede lontano un chilometro che hanno la memoria corta perché finisce sempre che si ritrovano tutti insieme nei luoghi “che vanno”. In realtà, i riminesi difficilmente si mischiano a coloro che vengono da fuori, escluso eccezioni, e più facilmente e più spesso di quel che si pensa vengono simpaticamente ricambiati. Naturalmente, mi riferisco solo alla mia esperienza personale, da “terricolo” dell’interno versus i “marittimi” in genere.

Dal bagno numero 30 in poi l’incidenza del riminese scende in picchiata e diventano il biondo, l’aspetto nordico e orientale (nel senso dell’Europa dell’est) e l’occhio chiaro attento e vivace i caratteri dominanti. I miei sguardi di ammirazione trovano, finalmente, una giusta corrispondenza e qualche sorriso di risposta. Non mi lascio distrarre. Sono qui per visitare tutto il bagnasciuga di Rimini e, ricordate?, esaudire la richiesta di un amico troppe volte inascoltata, e se mi fermo davanti a due scintillanti occhi azzurri finisce non mi muovo più per il resto del giorno e, se la cosa va in porto, della notte. Il vero vitellone romagnolo predica sempre che “ogni lasciata è persa”, ma sono anni che non la penso così se mai l’ho pensata.

Le avventure possono aspettare, anche perché non aggiungerebbero molto alla mia vita, cosa che invece può fare raggiungere il Laguna Blu, sempre che riesca. In ogni caso, già essere arrivato sulla spiaggia di Rimini di giorno, guardarmi intorno, ascoltare l’aria, annusare i colori e respirare i suoni è di per sé gratificante, soddisfacente.

Ma quanto sono larghi questi bagni, comincio a pensare tra me e me.

Tra palmeti, enormi fioriere e coreografie di vario genere, i colori sono spesso su toni shocking, come e forse di più dei topless esposti al vento, raggiungo il bagno numero 40 con qualche difficoltà. Per dirne una: in un bagno, disseminati tra gli ombrelloni, ci sono i walkie-talkie con cui fare le ordinazioni al bar. Due minuti o mezz’ora dopo, a seconda della distanza dallo stesso, o del numero di richieste, giungerà il cameriere in con l’ordinazione.

Nonostante la stanchezza so che raggiungerò il Laguna Blu. Quel che succederà dopo non può interessarmi di meno. L’ampio spazio libero di fronte al mare invita quasi a correre e lo stesso effetto deve farlo su tutta la gente che rapidamente vi si riversa, accerchiandomi. L’orologio segna le cinque e mezza, l’ora della passeggiata.

Questione di minuti e il bagnasciuga assume l’aspetto della Quinta Strada a Manhattan nell’ora di punta. Sul “viale” largo cinquanta metri e lungo tre chilometri devono esserci non meno di 300 mila persone, ma probabilmente sono molte di più. Muovermi è ora un continuo schivare e aggirare con frequenti puntate nell’acqua.

70…… 73….. 76.…77.. 78. Bingo!!!!

Eccolo là il mio amico Laguna Blu appollaiato sul trespolo del suo eremo di Life Guard, con regolare binocolo e sguardo incatenato all’orizzonte. Ha anche la maglietta rossa ed è pure bello. Di sicuro non sfigurerebbe nella famosa serie televisiva a fianco di Miss Pamela Anderson. Prima però mi tocca salutare un altro amico che lavora lì accanto, coi pedalò, neopapà, per fargli le doverose congratulazioni.

“Come no. Li ho pure fatti i film, porno però” mi dice Laguna Blu non appena riferisco quel che ho pensato di lui mentre gli scattavo una foto.

Raggiunta la meta, mi permetto di tirare il fiato. Prima di tutto mi guardo indietro. Il molo, a nord, è lontanissimo, una sottile linea grigia appena visibile per la caligine e la lontananza. La domanda sul ritorno sorge spontanea, poi decido di non pensarci più. Chiacchiero col Laguna Blu delle ultime novità e stravaganze delle notti riminesi (l’ho conosciuto così, durante una di quelle in cui non succede e non si combina niente), di donne, in compagnia di una birra. Parlare e bere all’ombra del trespolo è tonificante e il pesante turno di lavoro del mattino, nonché le ore piccole della notte precedente e le tossine della camminata, se ne vanno da un’altra parte. Ma l’effetto gerovitalizzante è solo una panacea indotta dall’alcool e dalla compagnia perché il ritorno è un lungo, lento e martirizzante conto alla rovescia dei bagni dal Laguna Blu all’Uno.

Il sole scende lentamente dietro al Grand Hotel e la spiaggia va di pari passo spogliandosi d’ogni presenza finché non rimangono solo coloro che lavorano. I lettini e le cartacce – chissà perché molti credono sia lecito sporcare solo perché pagano, quando poi a casa propria strillano irripetibili epiteti se una briciola finisce inavvertitamente per terra – spariscono e la spiaggia diventa più grande e più bella.

Ah, il sapore del crepuscolo… Mi rende speciale gli ultimi passi verso il molo. Il silenzio è assoluto, appena accarezzato dal rumore delle onde e di qualche gabbiano solitario. Sono scene, colori e odori che, Rimini o non Rimini, conosco benissimo, e sono quelli che preferisco di tutto il panorama della riviera romagnola insieme ai momenti che anticipano il sorgere del sole.

È una sorta di incantesimo, che si vive in assoluto relax.

Nei minuti in cui il giorno cede alla notte, o viceversa, la vacanza e la vita sulla riviera di Romagna consegnano a chi sa afferrarle e conservarle le sue essenze migliori.

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