Di Phuket mi ha colpito molto la grande quantità di europei/nordamericani che vi svernano interi mesi. Non parlo di uomini soli, con tutto quel che ne consegue, ma di intere famiglie, con bambini. In effetti, il clima idilliaco unito a mare e spiagge baciati dagli déi e alla popolazione molto accogliente sono caratteristiche che attirano, e spingono a ritornare…
Ci sono meravigliose spiagge nell’isola di Phuket: Kata e Patong sono quelle più affollate e attrezzate, ma ce ne sono di tranquille come Nai Harn, Bang Tao e Surin, e di più isolate e meno frequentate come Ya Noi e Ao Sane.

L’unica escursione che ho fatto fuori Phuket è stata all’arcifamosa Pang Nga Bay.
Stupendo lo scenario delle isolette con forme particolari e stupendi anche i brevi giri in canoa tra le isole e attraverso le grotte, con intense sensazioni da speleologo in stretti budelli, per sbucare in laghetti di acqua cristallina.
Purtroppo, cinque giorni son proprio evaporati.
Atterro a Bangkok per l’ultima volta. Fuori dall’aeroporto, scopro un mondo per me ancora alieno, cui i precedenti giorni non mi han proprio preparato: confusione, smog, odori sgradevoli, e un continuo ma fermo ririfiuto (alle numerose offerte) da ripetere almeno un centinaio di volte ogni giorno.
Persevero nella mia decisione di cimentarmi coi mezzi poveri, quindi niente taxi ma treni, tuk tuk, traghetti…

Ovunque folla e frenesia, ma stranamente non ci si accalca o spintona mai. Sorrisi, cortesia, disponibilità e qualche backpacker qua e là a chiedersi, come me, come è possibile non essere mai investiti, e nemmeno sfiorati, quando si attraversa una qualsiasi strada.
Il fiume Chao Phraya è, letteralmente, un porto di mare e sui traghetti che lo percorrono di continuo sembra essere il centro del sistema solare: scolari in divisa bianca, monaci in arancio (uno, mi spiega, non ha preso i voti, ma è suo obbligo indossarli e comportarsi di conseguenza per un paio di settimane all’anno, a mo’ di servizio civile), e un sorriso su ogni volto. Poi ci sono i mercati, a decine, maleodoranti eppure belli e colorati, al contrario del famoso mercato galleggiante che sembra del tutto finto.
I templi, vere oasi di pace nel caos metropolitano, sono luoghi affascinanti che trasudano religiosità da ogni centimetro.
In mezzo ai turisti, monaci e fedeli praticano la loro ritualità in maniera molto easy. Sono tutti educati e sorridenti, persino i bambini. La prima impressione è che quei luoghi e quelle persone sono molto accoglienti verso chiunque, anche chi – come me – è sicuramente fuori posto. La seconda è che il tempio non è opprimente: non c’è cupezza, penombra; non ci sono peccati da confessare o funzioni ingessate; si pratica quando si vuole o si può.

Ho lasciato per l’ultima sera il luogo di Bangkok forse più famoso nel mondo, ovvero il quartiere a luci rosse di Patpong. Scopro molto mercato e un po’ – giusto un paio di lunghe vie – signorine, mai volgari, tutte rigorosamente in abito lungo fino ai piedi. Per quel che riguarda i locali equivoci, come gli spettacoli che di certo vi si svolgono, non c’è affatto esibizione pubblica di pelle, né vera né virtuale: in Thailandia è una cosa inimmaginabile oltreché illegale.
Al confronto, molti angoli delle nostre città, e molti momenti delle nostre giornate, grondano pornografia…
Ripenso così allo scetticismo che mi ha fatto rimandare a lungo un viaggio in Thailandia, in quanto la credevo un paese in cui la mercificazione del sesso la fa da padrone. Non è affatto così!
E’ solo una conferma, una delle tante, che le notizie che circolano in Occidente sono tanto più diffuse e ripetute quanto più fanno clamore, indipendentemente dalla realtà.
Vale allora sempre la pena percorrere e vivere strade diverse, su internet, come nella vita…



