Bianca vestita di nero, di Angela Caputo

Bianca vestita di nero, di Angela Caputo

LETTURA IMPEGNATIVA MA RICCA

Autore: Angela Caputo. Editore: Atile Edizioni. Anno: Settembre 2023. Pagine: 465. Genere: Narrativa, Romanzo Storico

È Il secondo libro che leggo di Angela Caputo. L’ho acquistato un anno fa ma lei – una dei dieci autori che ormai da due anni fanno costantemente parte del mio mondo fatto di scrittura e libri – mi propose di leggere, omaggiandomela, la sua ultima uscita, “Amarti in una clessidra”. Dei due libri, non ho nessun dubbio che “Bianca vestita di nero”, pur impegnativo, per lunghezza e contenuti, ha offerto molto di più a un lettore esigente come me.

Bianca è una giovane fascista. Goran è un medico ebreo internato. La loro è una storia d’amore contro ogni regola che nasce e si svolge quasi per intero nel campo di concentramento e nel paese di Ferramonti, in Calabria, durante la Seconda Guerra Mondiale.

La scrittura di Angela è fluida, senza ridondanze. Lo stile è molto buono, e riesce a tirare fuori il bello delle persone in situazioni di vita difficili. Ci si appassiona in fretta ai protagonisti e si cerca – io senza proprio riuscirci – ad immedesimarsi in anni e situazioni che per noi, fortunati fruitori della costituzione e della libertà che nasceranno da quelle sofferenze, sono al di là di ogni immaginazione.

In più, “Bianca vestita di nero” offre uno spaccato ben documentato di un periodo storico italiano – il 1943 e la contrapposizione fascismo/resistenza – di cui si parla e discute ancora molto. L’autrice si è avvalsa di molte testimonianze dirette, quindi ho apprezzato molto il contesto in cui ha inserito la sua opera. Il Ferramonti, lo scrive l’autrice nelle note in appendice, fu un campo di concentramento per civili unico nel suo genere. Pur essendo un luogo di prigionia, una vita in condizioni complicate costantemente avvolta dal filo spinato, deteneva donne e uomini che hanno potuto vivere in una parvenza di normalità.

Nel campo c’erano infatti un religioso molto attivo, un artista famoso e un comandante umano, le cui interazioni diedero origine a corsi, attività culturali e persino a un punto di ritrovo, un bar. Questi personaggi, con altri romanzati ma verosimili, sono tutti resi credibili dalla penna di Angela Caputo.

Alcuni degli internati si sono conosciuti, frequentati, sposati e hanno avuto figli all’interno del campo. Altri prigionieri prestavano aiuto “volontario” in paese, dando così avvio ad una costante solidarietà per costruire da subito un domani migliore. I paesani, parte dei quali avevano subito e pagato caro il fascismo anche senza esserne militanti, aiutavano ove possibile chi in quel momento stava peggio per colpe non sue, solo per leggi e odi razziali, per i pregiudizi di una ideologia che non guardava alle storie degli uomini ma solo al loro annichilimento.

In definitiva, “Bianca vestita di nero” non è solo una bella storia d’amore nata in un campo di prigionia, ma fa riflettere sul presente, invitandoci a non dimenticare le lezioni della storia, a combattere ogni forma di odio e di discriminazione, ad essere sempre solidali con chi viene emarginato e vessato senza avere nessuna colpa perché solo così si potrà rendere il mondo migliore.

Bianca vestita di nero, di Angela Caputo

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