GRANDE NARRATIVA…
Autore: John Fante. Editore: Einaudi. Terza Edizione: Aprile 2016. Pagine: 245. Genere: Narrativa
«Davanti agli occhi avevo il foglio dattiloscritto, mentre fluttuavo, sbattuto dalle onde, senza riuscire a raggiungere la costa, sicuro che non ne sarei uscito vivo.»
Ho riletto “Chiedi alla polvere” dopo una quarantina di anni. Non ricordavo la storia, solo che mi era piaciuta molto, come lo stile di John Fante, che avevo subito promosso sul podio temporaneo dei miei autori preferiti.
Non ricordavo nemmeno che fu il grande Bukowski, autore della presentazione del romanzo, a scoprire “Chiedi alla polvere” spulciando (nel 1985) nelle viscere di una biblioteca di Los Angeles, e a rilanciarlo attraverso la sua casa editrice Black Sparrow, portando John Fante a giusta fama, purtroppo quando già era vecchio e molto malato oltre che indigente.
La storia è ingarbugliata. Sostanzialmente, il protagonista, Baldini, aspirante scrittore di successo, vive una vita assai sregolata e grama in una bettola di albergo di Los Angeles. A fasi alterne soffre la fame, quella vera!, oppure spende e spande senza criterio non appena gli piove addosso qualche dollaro grazie alle sue pubblicazioni.
Costantemente in bilico tra entusiasmo e depressione, tra sentirsi fallito o vedersi come uno scrittore di successo, ma non ancora compreso, Bandini vive intensamente le due fasi, che confluiranno in qualcosa di concreto solo quando deciderà di “sporcarsi le mani”, di uscire dalla sua bettola per confrontarsi per intero col mondo, in particolare mettendo a nudo le sue difficoltà col genere femminile.
Vivrà fino in fondo, e anche oltre, una storia d’amore fatta di ossessione, tradimenti e aspettative ferite con una giovane cameriera messicana, resa molto complicata dalle “stranezze” di entrambi, intristita dalle difficoltà del sopravvivere insieme in una città, e un paese, che sostanzialmente li emargina. In lei Bandini cerca la musa ispiratrice, ma troverà la vena letteraria solo grazie all’incontro surreale con una donna che si ritrova nella sua camera d’albergo: Vera Rivken.
Grazie a queste due donne lo sconclusionato Bandini evolverà, da bambino che a malapena riesce a prendersi cura di sé stesso, a uomo.
Lo stile di Fante è schietto, rude. Bandini è un finto cinico, come quando dipinge un devastante terremoto (“il mondo era polvere e sarebbe tornato polvere”), raccontando scene cariche di morte e distruzione che restano vivide nella mente di chi legge.
Un libro di grande narrativa, assolutamente consigliato!

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