IRONICI ED ESILARANTI
Autore: Maria Letizia Musu. Editore: Amazon KDP. Edizioni: Ottobre 2025 e Luglio 2025. Pagine: 178 e263. Genere: Umorismo, Gialli, Investigatori
Come mi ero promesso, dopo averne letto con piacere Pallottole, ore buche e polpette vegane ho approfondito la conoscenza con Maria Letizia Musu attraverso una lettura doppia. La nuova valutazione non si discosta dalla precedente. Non so se sia un bene (i suoi libri sono divertenti e si fanno leggere volentieri) o un male (ho trovato in questi due titoli gli stessi identici difetti del precedente), e lascio all’autrice queste mie riflessioni.
“Il vaso che sapeva troppo” coinvolge nuove protagoniste in una indagine che parte dal banale furto di un vaso, che viene poi trovato in frantumi accanto a un uomo assassinato.
Le detective improvvisate che faranno luce sul caso sono: Immacolata, la proprietaria del vaso cui è particolarmente affezionata, ex ladra di destrezza (alla Lupin per intenderci), ora vedova; la sua colf Vanessa, una svampita e sbadata modaiola iper connessa, solo apparentemente sprovveduta; Olga, ex agente del KGB, con una strana passione per le telenovele anni ’70, riciclatasi badante, che – casualmente – conosceva bene la vittima, senza nome e che rimane tale.
Un trio di investigatrici improbabile quanto efficiente.
Tra segreti inconfessabili, che vodka e fil ‘e ferru fanno emergere, stramberie e freddure in un mix di humor sardo/russo, le “indagini” porteranno le “nostre” molto più lontano di quanto avrebbero mai immaginato, fino alla soluzione del caso.
Più che la ricerca dell’assassino, e del movente, questo racconto conquista per il rapporto che si crea tra queste tre donne così diverse tra loro, che finiscono per diventare amiche.
Dei tre libri che ho letto, questo – nonostante sia anch’esso molto sopra le righe come è nello stile di Maria Letizia Musu – è a mio avviso il più riuscito oltre che il più realistico. L’autrice descrive bene l’evolversi dei rapporti delle donne e ci propone con pennellate sapienti le atmosfere quotidiane di una Sardegna vera e viva, assai diversa da quella che ci rifila il turismo patinato.
“Veleni, ore buche e bassotti nani”, prequel del precedente che ho già letto, è una nuova indagine per la coppia di investigatrici amatoriali più improbabili della letteratura gialla italiana, stavolta alle prese con un insospettabile serial killer.
La vittima è il signor Ruggero Garau, un asociale poco ben voluto, già destinatario di minacciose lettere anonime, solo casualmente dirimpettaio di condominio della prof Bianca Contini, presso la quale si è temporaneamente attendata la collega e amica Giovanna Pintus.
Ovviamente, sono loro due le prime ad accorrere alla scoperta del scenografico cadavere, e non potranno poi esimersi dall’indagare.
Bianca è come sempre riluttante desiderosa la pace, mentre Giovanna è una ficcanaso entusiasta e schiacciasassi. Le coadiuvano la sensitiva Cassandra, in questo episodio molto più presente con le sue “visioni” ad indirizzare le indagini, e il bidello Mario, che sa tutto di tutti. Fa solo da contorno l’affascinante Vice Questore Antonio Mancini, la cui “storia” con Bianca viene lasciata in sospeso, lasciando al lettore il desiderio di leggere il sequel.
Con il consueto mix di ironia, intuito e spirito d’iniziativa, tra pettegolezzi, screzi e riunioni condominiali, segreti ben nascosti e strane coincidenze che iniziano ad accumularsi, il giallo è molto scorrevole e fresco.
Alla fine della fiera, i personaggi sono senza ombra di dubbio originali e simpatici, come si evince già dai titoli e dalle cover, ma irreali: non lasciano al lettore che un po’ di sano buonumore.
Ma quando inizi un libro di Letizia Musu non riesci più a smettere, e questo credo che sia il complimento più bello che le posso fare.

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