IL VOLTO INEDITO DI GARIBALDI
Autore: Virman Cusenza. Editore: Mondadori. Edizione: Febbraio 2026. Pagine: 220. Genere: Biografie, Saggi, Storia
“L’altro Garibaldi” è un libro ben documentato, anche se poco lineare, per chi vuole conoscere a somme vie il Garibaldi privato. Ne emerge una figura ben lontana da quanto di lui si conosce, un uomo in balia di debolezze e contraddizioni come tanti, ma anche un precursore dei divi del cinema del ‘900 e di tante idee che avrebbero trovato terreno fertile solo dopo la fine della seconda guerra mondiale, tra le altre la costruzione da zero di un buen ritiro, il cimentarsi con innovazioni agricole e meccaniche, una certa dimistichezza col marketing, la famiglia allargata…
“I diari agricoli”, scritti di suo pugno, sono il documento alla base dei racconti di Virman Cusenza, in gran parte focalizzati su Caprera, luogo in cui Garibaldi, nativo di Nizza, allora italiana, scelse di mettere radici quando era già famoso. Caprera diventa un laboratorio agricolo, politico, umano perchè il generale vi realizza da zero un’azienda modello: importa macchinari all’avanguardia, costruisce un mulino tra i più innovativi dell’epoca, impianta quattordicimila viti, crea allevamenti di bestiame, diventa apicoltore, studia, scrive, riflette, accoglie amici, intellettuali e frotte di visitatori.
Ecco, mi ha sorpreso molto l’anima contadina di Garibaldi, la sua attenzione verso piante e animali, il suo fare sempre e comunque cose con quel che c’è, un vero vulcano di idee, ma sempre realista fin nelle mutande.
Dal copioso materiale epistolario da lui lasciato, si apprende invece la debolezza di Garibaldi per le donne di ogni estrazione sociale ed età. Dopo la dipartita della sua amatissima prima moglie Anita Garibaldi, egli diviene un vero dongiovanni di spessore internazionale che non si faceva proprio problemi nell’approfittare della sua fama.
Al di là di questo, Garibaldi tiene in alta considerazione le donne, le tratta da pari, e a certune, quelle con le quali costruisce amicizie lunghe e profonde, e che pure faranno da “agenti segreti” per lui, chiede spesso consiglio.
Garibaldi si dimostra anche in queste scelte e frangenti di vedute avanzatissime, molto più degli attuali vertici politici.
Ma le troppe ripetizioni, il tornare spesso su argomenti già espressi, la totale assenza del fissare nel racconto le azioni più conosciute di Garibaldi, quei fatti storici che non tutti – io per primo – conoscono a menadito, sono grandi lacune di questo saggio romanzato che a mio avviso perde del tutto il filo della realtà sul finale quando racconta Garibaldi ormai vecchio, impossibilitato a muoversi per i reumatismi, “combattere” (da allettato) nell’arena politica di Roma, da poco capitale dell’Italia unita, pur di far approvare i suoi progetti, molto confusionari tra l’altro, per ingabbiare le piene del Tevere.
In definitiva, “L’altro Garibaldi” è un libro troppo caotico per essere amato.

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