La dodicesima carta, di Jeffery Deaver

La dodicesima carta, di Jeffery Deaver

UN DEAVER ASSAI SOTTOTONO…

Autore: Jeffery Deaver. Editore: Rizzoli. Anno: Maggio 2008. Pagine: 481. Genere: Gialli, Thriller

“La dodicesima carta” è il sesto romanzo di Jeffery Deaver che ha per protagonista Lincoln Rhyme.

La sedicenne Geneva Settle sta cercando, nella biblioteca del Museo afroamericano di New York, notizie di un suo antenato vissuto in città a metà dell’Ottocento, un ex schiavo liberato per meriti. Fa delle ricerche perché vuole scrivere una tesina su di lui dopo avere ricevuto da una prozia alcune sue lettere autografe, l’ultima davvero drammatica.

Quelle missive dirette alla sua famiglia paiono interrompersi mentre egli si sta battendo ferocemente per i diritti civili della (sua) gente di colore, e per fare approvare il XIV emendamento, negli anni di grande fermento politico post guerra civile.

E proprio mente sta leggendo un trafiletto di cronaca d’epoca che lo riguarda, che pare suggerire a Geneva cosa può essergli successo, un uomo tenta di violentarla. La ragazza si salva solo perché è sveglia.

Il caso giunge così all’attenzione dei “nostri” Lincoln Rhyme e Amelia Sachs. Dopo lo studio della scena del crimine e le prime analisi forensi, ambiti in cui sono notoriamente il top, concludono che l’uomo – un killer – voleva uccidere la ragazza.

Lo stupro era solo una messinscena per depistare gli inquirenti.

Così inizia il thriller, che avrà alti e bassi. A tratti i dettagli sono un po’ pesanti, la storia non scorre sempre bene. Talvolta, Deaver vi incastra forzatamente e innaturalmente episodi superflui, avulsi alla narrazione, creando comprensibili difficoltà a chi lo legge, a meno che non si proceda velocemente (e quotidianamente) al fine di non perdere memoria di numerosi dettagli, nomi e fatti sempre nuovi e diversi.

Unica nota positiva, in questo, lungo, frangente è la questione della ragazzina afroamericana, Geneva, protagonista suo malgrado.

E mentre il killer, un professionista coi controfiocchi, continua a stringere il cerchio attorno alla giovane vittima, Lincoln Rhyme sarà costretto e concentrarsi proprio sul “caso freddo” di cui pare essere protagonista l’antenato di Geneva, che da principio poteva essere un possibile movente delle azioni delittuose del killer, e poi non più.

Il finale non è per nulla al livello a cui Deaver ci ha abituati. Il susseguirsi di colpi di scena spiazza il lettore ogni volta che crede d’aver intravisto la soluzione all’enigma. Secondo me, l’autore manca pure di rispetto a chi l’ha letto fin lì.

Ho il sospetto che Deaver abbia arbitrariamente deciso allungare di 100 pagine il romanzo inserendovi forzatamente episodi improvvisati che condurranno al finale poco soddisfacente.

Un buon autore sa sempre quando smettere di scrivere, e in questa occasione Deaver, uno dei miei preferiti, non è stato “buono”.

Ma non c’è dubbio che scrittori come lui – maestri del thriller – sono un punto di riferimento per chiunque si cimenti a scrivere nel suo genere, per la precisione cronologica e logica dei fatti, e perché sa come si crea empatia nel lettore utilizzando situazioni e fatti tutto sommato quotidiani.

La dodicesima carta, di Jeffery Deaver
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