Mosaici a Ravenna per un capodanno diverso dal solito…

Un capodanno diverso dal solito

Anche se stavo così bene nel divano stamattina, l’ultima dell’anno 2025, e anche se mia figlia dodicenne non voleva saperne di svegliarsi dopo una serata passata a costruire tende e capanne in camera col suo migliore amichetto, era un po’ di tempo che volevamo fare un capodanno da “viaggiatori” pur rimanendo in zona, così ci “siamo dati una mossa” come si dice in Romagna.

Una colazione veloce e via, prima delle 11 siamo in strada, alla volta di Ravenna.

Volevo ripercorrere le tappe una gita fatta quando ero io a essere dodicenne. 🙂

La bellissima giornata, dopo una settimana a nebbie e ugge, è di per sé un bel toccasana. Nemmeno mi rendevo conto di guidare, di dove stavo andando, al di là del fatto che avevo attaccato Google Map. Un brutto vizio!

Era un po’ di tempo che non andavo a Ravenna e qui una chiacchiera e lì lo sguardo a seguire un dito puntato, ho subito saltato la deviazione (segnalata) per Sant’Appollinare. Ne ricordavo i mosaici stupendi, da fare concorrenza a quelli visti pochi anni fa a Monreale, Palermo. Proprio vero che il tempo altera la consistenza di quello che i ricordi rammentano.

I mosaici di questo luogo ameno, che allora era circondato dal verde e dal nulla, forse una pineta, non sono male, ma il paragone con l’abside di Monreale sfigura all’istante. Poi si paga, e ci mancherebbe altro. Allora era gratis. Adiacente c’è un museo che ci dicono molto bello, ma è chiuso per la pausa pranzo quindi lo saltiamo. Una ultima occhiata da fuori, un paio di foto e partiamo subito verso un must di Ravenna: il mausoleo di Teodorico.

Quello era in mezzo al verde allora, e lo è ancora oggi. Risplende come una gemma bianca nel mezzo di un bel parco, adiacente alla stazione ferroviaria e alla darsena, che i ravennati usano per ossigenarsi camminando o correndo, oppure per portarci i bambini.

Ho rivissuto ricordi ancora molto presenti in me…. Bello, molto bello!

Ma il meglio doveva ancora arrivare.

Google Map faceva parecchie bizze, per cui ci siamo felicemente affidati ai cartelli per avvicinarci il più possibile al centro storico, e al complesso di San Vitale che dà il nome all’omonima strada che di lì parte e arriva dritta in centro a Bologna, concludendosi dopo chilometri di portici sotto le due splendide torri degli Asinelli e della Garisenda.

Parcheggiato, e infilata la ZTL a piedi, veniamo subito avvolti dall’atmosfera tranquilla di questo quartiere, camminando sulla lunga via acciottolata (caratteristica che poi, come le molliche di Pollicino, o il filo di Arianna, ci permetterà di ritornare alla macchina ALLA FACCIA, è il davvero caso di sottilearlo, di Google Map, ancora ubriaco) che conduce al succitato complesso.

Uno spettacolo!

Da non credere di vedere un simile angolo di pre-medioevo intatto aprirsi con tutte le sue cose nel mezzo di una città.

In vita mia, un simile impatto lo avevo avuto solo a Edimburgo!

Questa sorpresa sarà nulla in confronto a quanto scopriremo all’interno (di San Vitale e del mausoleo di Galla Placidia). Una roba debordante, da sembrare finta quanto è bella. Pensare che questi mosaici,  opere d’arte inarrivabili per le quali Ravenna va giustamente famosa nel mondo intero, sono state realizzate nel 400 d.C. non fa che aggiungere stupore a stupore.

Peccato non avere abbastanza tempo per concludere le visite del Battistero Neoniano e della Basilica di Sant’Appollinare Nuovo, ma dapprima la fame era tanta, poi non ci abbiamo più pensato mentre camminavamo e shoppavamo a caso nel bel centro storico di Ravenna.

Ovunque, fervevano i preparativi per l’anno nuovo e ci sarebbe stato bene un aperitivo se non che questo ci attendeva a Comacchio, sperabilmente al tramonto del sole.

Leggiamo che Comacchio in origine era Spina, un porto e centro commerciale etrusco-greco tra il VI e il III secolo a.C., ma il dato non è confermato. A quei tempi, l’Adriatico si spingeva molto all’interno della costa ferrarese, e dove non era mare era pestilenziale laguna. Solo le bonifiche nel secondo dopoguerra hanno dato all’area l’aspetto odierno.

E ce l’abbiamo fatta (anche a vedere decine di fenicotteri rosa vicinissimi alla riva): aperitivo col sole calante in faccia e foto-capolavoro da veri tramontisti, complici una bella luce e l’impareggiabile atmosfera lagunare dove i tempi sono ancora scanditi per lo più dai ritmi della pesca e di tutte le sue attività collaterali, in primis piatti prelibatissimi, su cui svetta sua maestà l’anguilla, in tutte le maniere e in tutti i brodetti.

Torneremo per assaggiarli.

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