CHE PERSONAGGI! CHE FORZA, CHE VISIONE!
“Ecco, ho raccontato la storia della famiglia come il cuore ha saputo. A voi tutti dico: rifate la storia della vostra famiglia, e vedrete che dicono tutte la stessa cosa. Perché la natura grida forte che cosa bisogna fare, la società pure, ma gli uomini ancora non capiscono e si fanno il male con le mani loro”.
Autore: Alcide Cervi. Editore: Einaudi. Ultima Edizione: Marzo 2018. Pagine: 151. Genere: Narrativa, Storico
Da tempo si parla tanto di comunisti, di fascisti, spesso in maniera becera e violenta, SEMPRE a sproposito, allontanandoci dai fatti, dai ragionamenti costruttivi e condivisi… Con questa premessa, quale maniera migliore per farsi una idea se non quella di leggere scritti di chi ha vissuto quel periodo del ventennio fascista culminato in una guerra di conquista, poi sfociata in una sanguinosa guerra civile?
Nell’ultimo mese, “I miei sette figli” è il terzo libro di questo filone che leggo, e trovo sorprendente nel trovare ad ogni lettura, nuovi e differenti spunti di riflessione.
Questo romanzo di denuncia, perché “I miei sette figli” è tale, non mostra in nessuna frase e in nessuna parola, astio, odio, o i peggiori sentimenti degli uomini che oggi vediamo/leggiamo quotidianamente sui media o sui social anche se, nella storia dei popoli, finanche nelle loro leggende, nessun uomo mai, e sottolineo mai, ha visto il sacrificio di sette figli assassinati nello stesso istante e per la stessa causa.
La storia raccontata da Alcide Cervi in prima persona è quella di una famiglia contadina che lavora duramente per arrivare a possedere il proprio terreno e dare un futuro ai propri figli, per poi migliorare la vita dei vicini attraverso le prime cooperative, tutto nel ventennio fascista, possiamo bene immaginare con quali difficoltà e coraggio.
I Cervi hanno poi messo i propri talenti e determinazioni al servizio della Resistenza contro la Repubblica di Salò prima e contro gli invasori tedeschi (e quei fascisti irriducibili rimasti a sud del Po) poi in attesa dell’arrivo degli alleati, cosa che provocherà quella tremenda rappresaglia: sette figli condannati a morte a freddo tramite fucilazione senza il minimo processo pochi mesi prima della Liberazione.
A 70 anni circa, Alcide si ritrova da solo con 4 nuore e 11 nipoti superstiti (la più grande di 10 anni), ma per vincere l’inutile odio come suggerisce la moglie ricomincerà tutto da capo. Con quegli 11 semi preziosi che i figli gli hanno lasciato, rifarà le stesse cose, rendendoli partecipi nel ricostruire il fienile bruciato, nel pensare al bestiame, alla semina, al raccolto, alla vigna, alle arnie…
Da lettore de “Il partigiano Johnny” confesso mi ha molto colpito la quantità di cose che i Cervi sono riusciti a fare si può dire alla luce del sole, semplicemente col lavoro, facendo squadra, condividendo intenti e ideali con determinazione e sale in zucca.
Che personaggi!
Che coraggio, che forza, che visione!
“I miei sette figli“, è un libro breve, ma denso di contenuti, che si legge tutto d’un fiato, un libro per tutti, anche i preadolescenti delle scuole medie, perché porta in primo piano la vita, il lavoro, il migliorarsi, il rispetto per gli altri, il condividere, e condanna coi fatti il nazi-fascismo né più né meno per quello che è stato: una barbarie che ha falcidiato tutto il ‘900 europeo.
Ho gioito e sofferto coi fratelli Cervi, e – dico la verità – mi sono anche vergognato per come gestiamo oggi l’eredità che loro e i nostri padri/nonni ci hanno lasciato. E il pericolo di tornare a quegli anni (di guerra, di violenze) c’è nell’andare verso la neo militarizzazione che vede in primissima fila la Germania dei Reich.
È giunto il momento in cui chi ama la libertà e la democrazia nate da quegli anni tremendi deve esprimersi pacificamente senza paura.

I miei sette figli, di Alcide Cervi
“I miei sette figli”, di Alcide Cervi: tutte le RECENSIONI
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