ASSOLUTAMENTE DA LEGGERE!
Autore: Harper Lee. Editore: Feltrinelli. Anno: Dicembre 2019. Pagine: 384. Genere: Narrativa, Storia contemporanea
“Atticus aveva ragione. Una volta aveva detto che non si conosce realmente un uomo se non ci si mette nei suoi panni e non ci si va a spasso.”
Da un po’ non leggevo narrativa americana, quella nata e cresciuta nella provincia, fucina di penne sopraffini. È strana, se mi è concesso dirlo, tanta qualità e bellezza letteraria laddove oggi imperano Intelligenza Artificiale, neocolonialismo e neomilitarismo.
Uscito nel 1960, “Il buio oltre la siepe” è una storia sul razzismo e sul coraggio, del fare quel che è giusto, a qualunque costo, ed ebbe subito un successo clamoroso. Appena due anni dopo se ne fece un film che inaugurò un filone che ci avrebbe donato tanti capolavori.
La voce narrante è quella di una bambina, la piccola Scout, figlia dell’onesto avvocato Atticus Finch che il giudice nomina come difensore d’ufficio di un uomo di colore, incarcerato perché accusato di violenza carnale ai danni di una donna bianca.
Siamo nell’Alabama negli anni 1932-1935, quando le grandi lotte dei (e per i) colored erano ancora molto lontane a venire, quando Atticus Finch si batte affinché il processo abbia uno svolgimento regolare e conduca ad un verdetto imparziale.
Ma una serie di leggi non scritte regolavano la vita di questi (non) cittadini, discendenti diretti (e incolpevoli) di quell’orribile piaga che fu lo schiavismo, e per quanto Atticus produrrà tutte le prove più evidenti che dimostrano l’innocenza del suo assistito, Tom Robinson, questi verrà riconosciuto colpevole dalla giuria popolare.
La voce di Scout, testimone e protagonista di fatti molto più grandi di lei, riesce a raccontare tutto con la lievità tipica dell’infanzia, e descrive perfettamente con parole essenziali i pregiudizi e il clima razziale che serpeggiava (e serpeggia anche oggi) negli Stati Uniti (e non solo), una narrazione a tratti antropologica di quella particolare cittadina, con tutte le sue peculiarità, i suoi tic, le sue storture, dove il razzismo è parte della quotidianità della gente per bene, e un vero elemento identitario, tanto che la stessa persona che odia Hitler perché discrimina e perseguita gli ebrei, si dice scandalizzata che “un negro abbia osato toccare una donna bianca” pur avendo ascoltato in tribunale tutti i dettagli della storia. Non si tratta quindi di intrinseca malvagità umana, ma “solo” di ignoranza e pregiudizio, sempre più presenti ai giorni nostri aggiungo io.
Ma sarà il modo in cui si arriverà al verdetto, con una lunghissima attesa, a segnare per l’avvocato Atticus (e la civiltà) una grande vittoria, a sancire quel piccolo passo verso l’emancipazione dei neri.
Purtroppo, questo “successo” causerà fatti molto gravi nella famiglia di Atticus..
Il processo a Tom Robinson è centrale del romanzo, ma ci si arriva passando per le vicende quotidiane e adolescenziali della protagonista, una parte che mi è piaciuta molto.
Memorabili le pagine del primo giorno di scuola, le caratterizzazioni dei compagni e della maestra.
Centrale è anche la figura dell’invisibile vicino. Boo Radley, un “diverso” con problemi mentali che non esce mai di casa, fomentando così le chiacchiere del paesino, e le inesauribili curiosità della protagonista, del fratello Jem, di pochi anni più grande, e dell’amichetto di tutte le estati Dill. Proprio da Boo Radley arriverà un aiuto inaspettato nel momento di massima necessità.
Davvero un bel romanzo, che consiglio a tutti i maggiori di 12 anni.

“Il buio oltre la siepe”, di Harper Lee: tutte le RECENSIONI
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