MOLTO DELUDENTE
Autore: Gisbert Haefs. Editore: Tropea. Edizione: Marzo 2006. Pagine: 288. Genere: Romanzi Storici, Gialli
Sono diventato molto esigente con le letture che recensisco oppure, semplicemente, questo romanzo “storico” è veramente scarso?
Eppure di Haefs mi aveva piacevolmente appassionato “Annibale”, ma questo è successo due decenni fa, ecco giustificato il mio dubbio iniziale.
Ambientato particolarmente nella città di Qart Hadasht, Cartagine, questa sì ben descritta, segno di studi approfonditi, il romanzo narra una vicenda dieci anni dopo la fine della prima guerra punica, allorché tra Roma, arrembante vincitrice, e Cartagine, costretta a una pace esosa, avvengono fatti poco lineari.
Un importante mercante romano viene trovato assassinato nella proprietà di Amilcare Barca. Roma manda un suo “detective” ad affiancare Bomilcare, capo delle guardie di Cartagine, un Colombo de noantri, sornione, simpatico e caparbio, che, incurante dei maneggi dei politici suoi superiori, procede imperterrito nelle indagini che diventano subito molto pericolose.
Ovviamente meno simpatico il romano, Tito Lentulo, l’amico-nemico che appare freddo, calcolatore e rigido custode degli interessi di Roma ma che pure, entro questi limiti, matura rispetto e una malcelata simpatia per Bomilcare. In definitiva, le uniche pagine degne di nota sono – a mio avviso – proprio queste della “strana” amicizia tra un cartaginese e un romano, che l’autore avrebbe potuto sviluppare meglio, ad esempio tracciando un solco narrativo per quello che la Storia innescata dalla reciproca conoscenza (più che diffidenza) poteva essere e purtroppo non fu per queste due grandi civiltà.
Persa questa occasione, mio avviso questa fatica di Haefs non vale l’attenzione di nessun amante della Storia o del romanzo storico. Sono evidenti le distorsioni. Ad esempio, Haefs riduce i romani ad una semplicistica, spietata, macchina di morte. Inoltre non si trova un cartaginese, o un loro alleato, che voglia fare del male a Roma.
Insomma, secondo Haefs i cartaginesi combattono le guerre contro i romani quasi per caso, o addirittura per salvare il mondo dall’impero del male in agguato.
Avrebbe fatto proprio meglio ad approfondire la storia, la cultura e la civiltà di Cartagine, più vecchia (più avanti?) di Roma di quasi mille anni…
Tornando all’opera, le stesse indagini sono di difficile comprensione per la presenza di diverse variabili, tutte riconducibili ad un complotto cartaginese ai danni dell’illustre Amilcare Barca, come viene rivelato solo alla fine.
“Il mercante di Cartagine” è in definitiva un giallo che non svela indizi e che, come tale lascia piuttosto a desiderare.

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