DEVIATO
Autore: Alberto Moravia. Editore: Bompiani. Ultima Edizione: Febbraio 2025. Pagine: 300. Genere: Narrativa, Classici
E’ il secondo romanzo che leggo di questo famoso autore del ‘900 italiano. Mi aspettavo lo spessore narrativo del precedente, e sono quindi rimasto molto deluso.
La storia, più adatta al teatro con moltissimi dialoghi e una “vita” di appena due giorni in cui succede tutto, parla a mio avviso di “deviazioni”. Ambientata a fine anni ‘20, ne è protagonista una famiglia ex ricca, formata da Mariagrazia, donna meschina e allo stesso tempo ingenua e ridicola, vedova e madre di Carla e Michele, lei in età da matrimonio, lui in procinto di entrare nel mondo del lavoro, con l’aggiunta del facoltoso amante della madre.
Leo, privo di qualsiasi scrupolo morale, incapace di provare sentimenti veri (come del resto tutti i personaggi del romanzo), permette ai tre di mantenere alto il tenore di vita, ma in realtà mira ad entrare in possesso della loro villa di gran pregio pagandola, attraverso i numerosi debiti da loro contratti, molto meno del suo reale valore, in più aggiungendovi la soddisfazione di togliersi ogni genere di prurito sessuale.
Del resto, Leo i suoi affari li sa fare bene, come bene sa gestire vizi e sfizi.
E bene approfitterà della giovane Carla, cogliendola sul baratro della vita grama cui sembra destinata. Ella sa molto bene che l’unica via d’uscita, per lei e per tutti, è un buon matrimonio che però, a causa delle voci sulla relazione tra Leo e Mariagrazia, e delle difficili condizioni economiche in cui ormai versa la famiglia, è fuori da ogni portata portata, come le conferma il fratello Michele.
Questi, forse il personaggio più interessante del libro, è incapace di provare emozioni e al tempo stesso ne è consapevole, conduce una vita senza alcuno scopo, apatica ma non triste, è annoiato e indifferente.
Carla si getta così, senza pensieri, in un menage a trois, anzi a quater dal momento che nella quarantotto ore, per una serie di coincidenze, viene coinvolta anche l’ex amante di Leo, che invece a sua volta tramava solo di circuire il bel Michele.
Tutti i personaggi sono infelici eccetto Leo, l’unico dei protagonisti che, pur nel suo grossolano egoismo e nella sua cinica spregiudicatezza, si dimostra concreto e consapevole della realtà, che secondo molti critici letterari rappresenterebbe l’ipocrisia e l’assenza di qualsiasi valore morale dell’arrembante fascismo.
Se questi hanno visto nel racconto di Moravia dello sfacelo di una famiglia borghese quello di un intero Paese, io ci ho letto solo i pensieri deviati del giovane scrittore, all’epoca non ancora diciottenne e tanto meno maggiorenne.
Il sesso, centralissimo, con libidine e desideri carnali presenti in quasi ogni pagina, mentre di atti espliciti non si parla mai, sosterrebbe la mia opinione. Se proprio vogliamo vogliamo trovarci ne “Gli indifferenti” un significato più elevato idi quotidiane superficialità, spesso scabrose, che io non amo, citerei il tema della noia, dell’estraneità, dell’indifferenza appunto, dell’incapacità di appassionarsi alla vita, un argomento sicuramente prematuro per tempi in cui nessuno poteva annoiarsi perché la vita era dura per quasi tutte le persone.
In definitiva, sonsiglio la lettura di questo classico.

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