TEMATICHE MOLTO, MOLTO INTERESSANTI, MA…
Autore: Elena Vatta. Editore: Youcanprint. Edizione: Dicembre 2022. Pagine: 200. Genere: Narrativa, Biografia
Ho fatto questo acquisto coi guadagni delle mie vendite su Amazon (cari esordienti, leggetemi e avrete più probabilità di essere acquistati e recensiti! 😀 ). Mi aveva colpito il titolo, e ancora di più il sottotitolo “Ispirato alla storia vera di un figlio mancato”.
Affidato dalla madre a un collegio femminile a nemmeno due anni, Giuseppe ci trascorre un’infanzia spensierata in cui non gli manca nulla di indispensabile, se non la presenza della genitrice, sempre più distante, sempre più idealizzata.
Giuseppe colma questo vuoto costruendo attorno a sé una spessa corazza emotiva che gli impedisce di avere aspettative e di abbandonarsi ai sentimenti per non rimanerne deluso, ferito.
Quella di Giuseppe è una storia di resilienza.
Elena Vatta scava a fondo nell’animo dei personaggi (Giuseppe e Suor Alessandra, in pratica la sua madre affidataria, la vera madre, il vero padre), ci parla della (mancata) genitorialità, delle tante facce della maternità, e dei sensi di colpa che può accusare chi si sente trascurato senza motivo.
Dopo le primissime pagine in cui il bambino Giuseppe ti entra letteralmente nel cuore, perché Elena Vatta ne descrive molto bene gli stati d’animo, la narrazione diventa un po’ noiosa.
La tentazione di abbandonare una scrittura troppo ricca di dettagli, a lunghi tratti diaristica, c’è stata. Sono rimasto attaccato al racconto solo perché la storia sembrava meritare più di tante altre che mi sono capitate nel mio peregrinare di lettore onnivoro di autori esordienti.
La parte in cui Elena Vatta racconta il viaggio – annuale – verso la Sicilia, verso Licata e i nonni, col padre, specialmente dal momento in cui sbarcano a Messina, sembra annunciare l’attesa svolta. Ho letto una decina di pagine intense, originali, per poi trovarmi di nuovo nella situazione della prima parte.
Bello il finale, in cui un episodio importante, che non spoilero, porta Giuseppe ormai quarantenne a rendersi finalmente conto che tutto quel che ha avuto non è stato né poco né scontato, che nella sfortuna di un “quasi abbandono” ha avuto il dono di crescere in un ambiente ottimo che l’ha avviato come meglio non avrebbe potuto nella difficile strada della vita.
Peccato però che, salvo alcuni brevi “salti in avanti” inseriti qua e là, che solo parzialmente raccontano il Giuseppe ragazzo e poi giovane adulto, ci si arrivi dopo 25 anni praticamente senza notizie di Giuseppe.
Mi sono chiesto come mai, in un contesto indubbiamente molto corretto, di una storia che “prende”, Elena Vatta – o chi per lei – non si sia accorta di avere indebolito la narrazione.
Questa storia mi ha certamente arricchito e mi dispiace questa recensione severa. So quanta “fatica” costa scrivere, e quanto tempo porta via ad affetti e impegni “seri” farlo bene, però questo è purtroppo quanto può succedere nell’abbandonare il circolo degli affezionati lettori per confrontarsi con chi ti acquista e legge.
Attendo Elena Vatta al suo prossimo cimento…

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