UNA NARRATIVA INTENSA
Autore: Nicoletta Verna. Editore: Einaudi. Edizione: Aprile 2024. Pagine: 448. Genere: Narrativa
(in questo romanzo) “non c’è niente di vero, eppure non c’è niente di falso”.
Ho acquistato questo libro perché in Romagna è un po’ un caso editoriale. “I giorni di Vetro” narra fatti verosimili/veri accaduti tra Forlì, Castrocaro e Tavolicci nel ventennio fascista e le crudeli giornate della guerra civile in seguito all’armistizio del 1943.
Nella penna di Nicoletta Verna ho riconosciuto personaggi e atteggiamenti della campagna romagnola pari pari a quelli che ho sentito raccontare da mia nonna (e da mia mamma), tutto con un linguaggio ibridato dal dialetto romagnolo che mi è molto piaciuto, con modi di dire di cui non si dovrebbe perdere traccia perché sono il lascito di una cultura contadina nata e sviluppatasi fin dai tempi in cui era Napoleone a dominare queste terre.
È la voce di Redenta a raccontare un mondo sanguigno e anche sanguinoso, aspro. Nasce a Castrocaro e pare non debba arrivare a campare i suoi primi giorni, ma – fedele alle profetiche parole dello Zambutén, una figura a metà tra ilmedico e lo stregone – ce la farà, come per la stessa previsione si beccherà la “scarogna” (sfortuna) pochi anni dopo quando la poliomelite la lascerà sciancata.
Dopo la mancata storia d’amore con Bruno (si scoprirà il perché solo alla fine), con cui coltiva un rapporto speciale, tanto che lui promette di sposarla nonostante la scarogna e poi scompare senza motivo solo per ricomparire chiedendole di compromettersi perché i fascisti lo stanno per catturare e a lui serve un alibi, la giovane donna ormai pubblicamente (ma non realmente) disonorata è data in sposa dal padre al gerarca fascista noto come Vetro, per via dell’occhio perso durante la guerra in Etiopia.
Qui debutta l’altra voce del romanzo, quella di Iris, storia estrapolata da quella – vera – della partigiana Iris Versari, ragazza istruita e indipendente che entra a far parte della resistenza. E siamo a metà romanzo.
Fin qui la narrativa della Verna è sopraffine. La trama è ricca e avvincente. Notevoli i personaggi di Redenta, della Fafina e anche della nemesi Vetro, mentre il personaggio di Iris, solo in apparenza avulso al racconto, aggiunge una visione esterna alla storia, anche se poi vi confluirà.
Di qui in poi, troppe le pagine che parlano crudamente e sadicamente della violenza di genere esercitata da Vetro su Redenta prima e Iris poi.
Se l’autrice voleva illustrare a brutalità del fascismo con la figura di figura di Vetro, sadico e feroce, inutilmente e disumanamente crudele, non ha a mio avviso ottenuto il suo scopo perché riesce solo a estraniare il lettore da una storia già piena e sostanziosa.
Il finale inatteso, come fosse un giallo, assolutamente non il genere de “I giorni di Vetro”, è di nuovo all’altezza della prima metà del racconto. Un fatto svelerà al lettore (attento a conservare memoria di un paio di dettagli) tutti i dubbi e gli interrogativi che aveva covato per tutto questo tempo,
“I giorni di Vetro” è una lettura che consiglio caldamente, nonostante le parti (gratuitamente?) violente che tolgono molto e aggiungono poco, e che io avrei assolutamente tagliato.

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